I mestieri

Termini usati nei vari mestieri

Penso sia opportuno terminare questa ricerca sul dialetto castellano riservando un apposito paragrafo ai termini che indicano gli attrezzi, gli utensili che, passati di generazione in generazione nelle mani di abili artigiani, di contadini, di casalinghe, hanno forgiato veri “pezzi unici”, dissodato infinite zolle, preparato ogni giorno un pur misero desco (facendo spesso ricorso alle risorse della fantasia); di quegli uomini e di quelle donne che hanno saputo trasfondere in chi veniva dopo di loro non solo il senso del lavoro come dovere ma anche il gusto dell’operare.
Sarebbe però assai difficile ricreare oggi anche tutto un contesto di espressioni, di modi di dire, di frasi fatte che costituivano un gergo, un modo particolare di subitaneo intendersi: la distanza dal nostro modo di esprimersi è ormai troppo grande. Se al suo fattorino il ciabattino rivolgesse oggi questa domanda:
“Dâm al buslàtt, ch’a vói dèr la léssa!”, cosa farebbe il povero ragazzo se non mettersi le mani nei capelli?
E chi capirebbe se un vecchio contadino salutasse i compagni al bar così:
“Bi§åggna ch’a vâga a cà: ai ò da stiêr la gmîra”.
Il nostro Castello è rimasto per anni e anni ristretto entro le sue mura, non però isolato perché vicino a importanti vie di comunicazione, circondato da fertili campagne, ai piedi di amene colline. Per le sue contrade, sotto i suoi numerosi portici le botteghe artigianali erano molte (intervallate da frequentatissime osterie!) entro le quali ferveva un’alacre attività, tra colpi di martello sull’incudine, rumori di sega, cigolio di carri ...
Per riprendersi un poco bastava una breve sosta per un bicchiere di vino; oppure i famosi cinque minuti dal barbiere. I minuti erano però sempre di più ma era lo stesso, anzi. Si andava nel suo salone non solo per radersi ma per scambiare qualche battuta -magari un po’ salace-, per leggere un giornale sportivo o anche solo per ascoltare dal sempre ben informato padrone di casa “agli ûltmi novitè”.
Che contrasto ... oggi giorno! Oggi per andare dal barbiere occorre telefonare per prendere appuntamento.
- Qui salone “........”, mi dica.
- Vorrei tosarmi; quando posso venire?
Un attimo. Il computer mi dice non prima di Venerdì. Ho libero dalle 12,30 alle 14,15 (sic!). Chi debbo segnare?
Il servizio sarà poi impeccabile, questo sì.