Modi particolari di denominare alcune parti del corpo

Non sempre si conosceva la terminologia corretta delle parti del nostro corpo, ma in alcuni casi c’era una sorta di pudore per cui, specie per gli organi sessuali, si usava una serie di pseudonimi. Il sesso era un argomento tabù, di cui non si doveva parlare specialmente con i bambini, come pure delle funzioni riproduttive e delle fasi della nascita. A bilanciare questa pudicizia, c’era d’altra parte la volgarità più aperta, praticata specialmente dagli uomini. Ne escono quindi dei vocaboli, che entrano poi nei modi di dire, abbastanza insoliti e divertenti. Occorre far lavorare un poco la fantasia, per trovare le similitudini.
Per denominare il sesso femminile, senza riportare l’ampia ricerca condotta da Roberto Benigni, ricordo quelli ascoltati quando ero bambina..

La bartòca
La berretta - in dialetto il berretto è detto anche bartòc.

La catobba - La cosa

Non meglio precisata e più generica di così, non si può!
La Giogglia dai bafi - La Giulia dai baffi.

Qui invece, i riferimenti sono molto chiari.
La pavaràza - La vongola verace.

Per quanto riguarda il maschio, tralascio l’organo principale, e ricordo solo alcuni appellativi concernenti gli accessori: i testicoli. Comunemente sono detti.
maròn - Marroni
quajon - Coglioni
sunài - Sonagli
zanett - Potrebbe derivare da zanetta: bastone al quale i vecchi si appoggiavano; aveva il manico ricurvo.

zabadài - pare derivi dall’interpretazione della frase “figli di Zebedeo” che si trova ripetuta nel Vangelo: i suoi due figli Giovanni e Giacomo, (apostoli), chiedevano di stare uno alla destra e l’altro alla sinistra di Cristo nel Regno dei cieli.

Segue una serie di modi di dire inerenti alla maternità e altri derivati dall’utilizzo degli attributi maschili.

L’è andè al gabariòt
E’ già andato a gambe all’aria - E’ già morto stecchito

Ai ho la vaca cla da fèr
Ho la mucca che deve fare - Ho la mucca incinta, cioè deve partorire un vitellino.
Quel “fare” era normalmente usato dai contadini, e metteva molto in difficoltà i loro bambini a scuola, quando usavano fare al posto di nascere.

La trojja l’è praggna (o peina)
La scrofa è pregna (o piena) - La scrofa è gravida.
Trojja (troia) è il femminile di porz (porco), nineina è il femminile di ninen (maiale). Il termine pregna, è particolarmente riferito alla gravidanza degli animali. Per estensione del concetto si usa anche piena.

Va fora dai sunài – schevet dai sunài – schèvet dai quajòn.
Vai fuori dai sonagli - Togliti di torno. Togliti dai piedi.
I sonagli erano composti di una sferetta cava di metallo, con uno stretto intaglio, nella quale era racchiusa una pallina che col movimento prendeva contro la parete, procurando un suono argentino. Solo per la forma, fu assimilata ai testicoli.

Seguono alcuni modi di dire, particolarmente dedicati alle problematiche femminili, sessualità, gravidanza, ciclo mensile.

Puvreina, l’è caschè …..
. Poverina è caduta …. Questo detto, accompagnato da una certa espressione dolente, non indicava una caduta reale, ma figurata. Stava a significare che una ragazza aveva fatto l’amore ed era rimasta incinta. Erano due concetti che non si potevano dire esplicitamente!

La s’è fata sgabanér
Si è fatta togliere la gabbana - Ha fatto sesso con un uomo.
Letteralmente, la frase sta a dire che la ragazza si è fatta svestire, perché la gabbana stava sopra l’ abito.

La s’è fata zdarinér
Si è fatta spazzolare - Ha fatto sesso con un uomo.
In questo caso la similitudine è col gesto che si esegue spazzolando, cioè avanti e indietro ….

L’è andé za pr’al schel ed cantéina
E’ andato giù per le scale di cantina - La ragazza non è più incinta, ha abortito.
Anche in questo caso si usava un eufemismo. Le parole incinta, gravidanza, aborto non venivano usate nel linguaggio comune. Fra l’altro in dialetto si diceva aburdir con la D e non con la T.

L’è spèra perché l’ha al marcàis
E’ dispari perché ha il marchese - E’ di cattivo umore perché ha le mestruazioni.
Quello del marchese, è un termine diffuso ed utilizzato anche in italiano. Non conosco l’origine di questa nobiltà. In araldica, per importanza, il marchese segue il duca.

Incù l’ha i su qui
Oggi ha le sue cose - Oggi ha le mestruazioni.
Qui ritorniamo a un’espressione generica, con il termine sue cose. Rimane sempre il concetto di riservatezza, si tratta di qualcosa di cui non si può dire apertamente.

L’è drì cla fa la cunserva
Sta facendo la conserva - Ha le mestruazioni.
In questo caso, la similitudine si fa con una cosa di colore simile. E’ un’espressione usata spesso dagli uomini, in modo ironico, per indicare l’indisponibilità della donna a fare sesso.

Esaminiamo ora alcuni termini strani per denominare delle parti del corpo, a volte presi da quelli usati per gli animali.

Um è andé za pra’l gargaròz
Mi è andato giù per il gargarozzo - Mi è andato giù in gola.
Gargarozzo, termine desueto usato anche in italiano e derivante dal tardo latino gargara che vuol dire trachea.

Ui srà quél ai archestér
Ci sarà qualcosa alle rigaglie - Le rigaglie sono gli organi interni dei polli e dei volatili in genere (magone, budella, fegato, ovaio). L’anatomia di questi animali era conosciuta da tutti e la denominazione fu traslata agli organi umani anche per fare dell’ironia.
Le rigaglie riferite al corpo umano, sono i vari organi racchiusi entro l’addome (stomaco, intestino, milza, organi femminili).

I cardinzen ch’ai ho a qué dénter
I credenzini che io ho qui dentro - Spesso col termine credenzino è inteso il cuore. La credenza e il credenzino, sono mobili contenitori, che proteggono oggetti delicati. Il cuore è appunto protetto dalla gabbia toracica.

Za pr’al filòn dla vétta
Giù per il filone della vita - Giù per la spina dorsale.
Per filone s’intende una cosa di forma allungata e diritta (si pensi al filone del pane). Vita, abbiamo già visto vuol dire schiena.

Am son magné la ratéla dal fegghet
Mi sono mangiato la membrana del fegato
La ratéla dovrebbe essere il rivestimento esterno del fegato, cioè quella leggera membrana che gli mantiene la forma. Mangiandosi questo rivestimento, il fegato di sfalderebbe.
In dialetto per ratéla, si intende anche la rete che avvolge l’intestino del maiale e che si usa per preparare i fegatini. Ma sé è dell’intestino, non è quella del fegato!
L’espressione sta quindi a indicare che l’ira glie l’ha proprio rovinato!
……. una parpaia dal fegghet
……… una farfalla del fegato S’intende uno dei lobi del fegato, che sono quattro, come appunto le ali di una farfalla.
Il termine parpaia, deriva dal latino papilionis, e nel nostro dialetto è usato per dire farfalla in generale, e falena in particolare.
…….. al fegghet bianc
…….. Il fegato bianco - Come già detto, in campagna veniva presa come elemento di conoscenza l’anatomia animale, secondo la quale la coratella comprendeva: bronchi, polmoni, cuore, fegato, milza; vediamo come se ne servivano. Un anziano contadino andando dal medico gli disse che aveva dei problemi al fegato bianco. Ma cos’era? – si interrogò il medico.
Il dott. Atzeni, che mi raccontò questo aneddoto, non capendo a quale organo il paziente facesse riferimento, cercò di farlo scendere più nel dettaglio e, alla fine delle sue spiegazioni, capì che con tale termine il suo paziente intendeva i Bronchi!
Per esempio nell’agnello, è l’organo di colore più chiaro e che più si avvicina al bianco.

Lu lé l’ha dau gràn spardaveli.
Quello ha due grandi sventole - Quello ha i piedi enormi.

Am son prilè ed galòn. (in bolognese: galàn)
Mi sono girato di fianco - In senso figurato, non gli ho più dato ascolto, mi sono messo a dormire.