Zirudelle

Oggi si può definire la “zirudella” una poesia dialettale. Ma a ben vedere può essere più compiutamente considerata come una forma particolare di racconto, una cronaca dei fatti lieti o tristi più eclatanti che permetteva di arrivare in modo diretto e incisivo alle moltitudini popolari che affollavano le piazze e le vie dei paesi durante le fiere e le sagre.
Vi erano rimatori dotati di una certa ispirazione, spiriti arguti la cui vena poetica permetteva loro di scrivere con molta scioltezza questi versi a rima baciata in ottonari; la loro produzione era generalmente riservata al godimento personale o ad una ristretta cerchia di amici e conoscenti.
Anche chi, come mestiere, sfornava zirudelle su ogni accadimento di una certa risonanza, per poi declamarle nei giorni di mercato davanti ad un pubblico occasionale e così richiamato per vendere qualche prodotto(4), rimaneva pur sempre un gradino sotto al vero cantastorie.

(4) MarinoPiazza, per esempio, vendeva lamette, saponi e minutaglie simili.
Il cantore popolare che diffondeva storie in versi ispirate a vicende reali o leggendarie, preferibilmente di contenuto drammatico o passionale, risale ai giullari medievali.
Il cantastorie si avvaleva di un cartellone sul quale la vicenda veniva sintetizzata in ingenue figurazioni disposte in riquadri (alla maniera dei fumetti). Spesso aveva un collaboratore che lo accompagnava con uno strumento musicale: una chitarra o, il più delle volte, una fisarmonica.
È difficile oggi, specie per i più giovani, riuscire a comprendere appieno tutto un mondo, un’atmosfera ormai scomparsi da tempo. Ancora nei primi anni dell’ultimo dopoguerra vi era in Italia un analfabetismo che raggiungeva il 50% - 60%; in alcune zone del Meridione superava anche il 70%. Era quindi scarsa la diffusione dei mezzi d’informazione come libri e giornali; la televisione sarebbe arrivata solo negli anni sessanta.
Allora, ascoltare questi moderni menestrelli era un po’ come leggere, oggi, una pagina di cronaca. Così, dopo aver trascorso la giornata di festa tra imbonitori e giocolieri e magari dopo un bicchiere di lambrusco o di alionza, si riprendeva il calessino e (il cavallo conosceva ormai la strada da solo) si arrivava a portare a casa le “nuove”, quando già la luna era alta nel cielo.
Nelle pagine seguenti sono riportati alcuni esempi di zirudelle tratte da autori vari.